

lunedì, 10 aprile 2006
giovedì, 30 marzo 2006

martedì, 28 marzo 2006
[Listening - Donna L, Marlene Kuntz]

Aspettando la Niki, seduta sul mio ormai inseparabile trolley, non ho potuto fare a meno di immaginare grandi cose per i tre giorni a venire.
In effetti sono successe grandi cose, certo, non nell'accezione comune dell'espressione, ma davvero grandi. Di quella grandezza che trabocca ultimamente da queste parti, che riguarda piccoli cambiamenti e dettagli intensi, immagini impresse su carta e parole e risate che nuotano nell'aria.
Milano, Milano.
Porta Ticinese piove ma c'è il sole.
Mio padre mi dice spesso (mai che perda l'occasione di sfottere, ma lo amo per questo - e perchè è un bancomat con le gambe) che mi manca solo un barboncino con l'impermeabile per sembrare una milanese (e qui lui di solito aggiunge un attributo tipicamente romagnolo che, in italiano e in un linguaggio discretamente morigerato, suona come "estremamente snob") DOC. Che io sia milanese dentro nessuno l'ha mai messo in dubbio e non sarò certo io la prima a farlo: peraltro io ce l'ho eccome un barboncino con l'impermeabile.
Tre signore l'hanno vista zompettare e si sono messe a pigolare un mucchio di "ma che carina". E' proprio carina, Lunni.
Carina anche mentre dice "sei una scopa in culo, caprone!" ad un esemplare x degli esaltati palermitani presenti al concerto dei Marlene Kuntz. Carina mentre le sistemo i capelli biondi in una coda alta ("la prima, dai tempi delle elementari!") e la vedo soddisfatta e sorpresa nel trovarsi, appunto, carina.
In realtà Lunni è semplicemente splendida, altrochè carina: il mio pallino rosa nella Milano grigia.
Milano, dicevamo.
Milano con la pioggia, Milano dai finestrini degli autobus, Milano col solo e Milano by (white) night. Con i truzzi bellicosi in corso Vercelli, le starlette e le checche di via Montenapoleone, i suoi stereotipi e le sue contraddizioni, gli studenti a ciondolare fuori dalla Statale. Milano underground (sì, dai... in metro), l'oro liberty in galleria, il duomo sempre in restauro (e se la madonnina muore nasce un fiore), Milano vista dal terrazino di Deed, Milano porta sull'Europa, Milano, Milano addottami ti prego.
Sto letteralmente vivendo in funzione di Settembre. Ho voglia di un biglietto sola andata, di attaccare vecchie fotografie su nuove pareti, di uscire di casa a piedi per ritrovarmi davanti a un Warhol o un Caravaggio, di camminare sola per quelle lunghe strade affollate, di venerdì sera al Rainbow, di mattinate in facoltà e laboratori al castello Sforzesco.
Di Lunni e Deed, di Parigi a sei ore, delle montagne a due passi, di Torino a due passi, di tutto a due passi.




Solitamente, se una di prende la briga di zompettare fino al Velvet per assistere ad un concerto dei Marlene, e si prende la briga di arrivare a una ventina di minuti in anticipo rispetto l'apertura dei cancelli, trova quattro (sette-otto... quindici ad esagerare) gatti ciondolanti davanti all'entrata.
Se una (io, nella fattispecie) lo fa a Milano, con meta Rolling Stone, al minimo si prende un coccolone.
Fila per vedere i Marlene: mbh, quanto sono provinciale, io e il mio stupore...
However, tra gnaulate e deliri di sorta io e Lunni siamo riuscite a guadagnarci la seconda fila (as usual, con scazzo). Sorvolo volutamente l'increscios(issim)a vicenda della maglietta marlenica vinta e rifiutata dal per nulla lamentoso (ammirazione: se Tati mi portasse, che so, a vedere i Babyshambles, il minimo che potrei fare è spaccarle l'anima e le palle) trio di fanciulle (Niki, Tati e Deed) che ci trascinavamo dietro.
Salto a piè pari anche il siparietto offertoci da Violante Placido, anche perchè finirei per dire che sono arrivata a provare pena & tenerezza per lei e la sua annoiatissima band e non voglio farlo - ops. Mi meraviglio che non sia scappata via piangendo... del resto mi meraviglio anche di come si sia data bellamente in pasto ai leoni.
Poi, come da copione, Gianni Maroccolo e il suo basso si sono accomodati sullo sgabellino e da lì è cominciata la passerella ("TESIOOOOOOOOOOOOOH!" cit. Lunni) marlenica, conclusa, sempre come da copione, con il testimonial ufficiale Costume National.
Applausi, sorrisi a labbra tese e niente starnazzate quando entra Godano, da parte mia.
" Lieve svenire per sempre persi dentro di noi "
Il resto è una sequela di voci sulla voce (però sento solo quella), un paio di lacrimucce, spinte, FUOCO-SU-DI-TE!, transenne contro le costole, distorsioni, amplessi tra chitarra e amplificatore (o forse tra Godano e la sua beautiful-guitar, in effetti), vuoti di stomaco, gente che salta sul palco (salendomi addosso, peraltro!), camicie (in rima con Nietzsche? Vi prego, che raffinatezza di citazione...) intrise di sudore, a accentate laddove non dovrebbero stare, "mmmh... mhhh... idiosincrasie", mani alzate e tante scuse per la mancanza di Sonica in scaletta (e giù scrosci di applausi pro-nuovi-Marlene, anche se Sonica l'avremmo ascoltata tutti più che volentieri), "TESIOOOOOOOOOOH!" acutissimi starnazzati alle mie spalle (Lunni, la prossima volta che farò una figura dimmerda con il signor Tesio, giuro che ci sarai anche tu...), amen-amen-amen, "ma tu quando senti la musica come fai a non seguirla col corpo?" -da leggersi con forte accento palermitano- "ma io voglio sentire i Marlene, non te che urli!", sguardi e inchini mancati (e ti pareva?), mani tese verso i Marlene - come verso i piedi di marmo di una statua di Sant'Anna (naturalmente non ho stretto la mano a nessuno), saluti e baci per nulla metaforici a una biondina wannabe-groupie che si è fiondata sul palco, o meglio, su Godano, con la quale io e Lunni avevamo socializzato in alternativa all'ascolto di Violante Placido. Vota radicali e salta addosso a Godano, è un pò la mia persona preferita della settimana.
Questo ed altro, naturalmente.
I cessi del Rolling Stone sono molto più carini del locale in sé.
" IO TI GIRO INTORNO E INGOIO FREMITI / IO TI GIRO INTORNO SENZA LIMITI! "
("Occhio, che ti ritirano la patente!" cit. Deed... momento altissimo)
domenica, 26 marzo 2006

domenica, 19 marzo 2006
[Listening - Bigmouth strikes again, The Smiths]

Il male di vivere è non andare al Velvet, c'è poco da fare.
A proposito del Velvet, ho scoperto giusto stamane che a Giugno ospiterà nientepopodimenoche quelle adorabili cariatidi glam dei New York Dolls. E L'Estragon i Violent Femmes: ma dico io... a quando i Rolling Stones nel cesso di casa mia?
Beh, comunque ovviamente mi troverete lì, a scuotere la frangia rocchenroll con addosso un rossetto fucsia celebrativo che neanche una Spice Girl.
Sei egoista? Sono viziata.
Sei impulsivo? Sono viziata.
Sei educato? Anche in questo caso è colpa dei miei - comunque sì, generalmente.
Sei solidale? Verso le persone che azzardano nel mischiare i colori alla ricerca della perfetta applicazione della regola francese, sì. Io mi limito alle scarpe.
Sei razzista? Sono intollerante.Ci sono un mucchio di categorie che mi disturbano a prescindere, più che un mucchio di razze.
Sei sensuale? Al punto che certe volte, guardandomi allo specchio, mi spiace di non potermi rimorchiare *risate registrate*
Sei rompiballe? Cazzo.
Sei ambizioso? In teoria.
Sei estroverso? Sì.
Sei introverso? No - di una coerenza ammirevole.
Sei pigro? Di più.
Sei ottimista? Ma sì.
Sei pessimista? Pessimismo antropologico di fondo che fa tanto fico.
Sei pazzoide? Oddio, che brutta parola...
Sei bello? Potenzialmente.
Sei brutto? Assolutamente no.
Affettuoso? Un licheno.
Anticonformista? Provo a non contemplare il concetto di conformismo per non conformarmi alla massa degli anticonformisti *risate registrate ed applausi*. Vorrei conformarmi a me stessa, uno di questi giorni.
Discreto? Buahahahahaahahah.
Rissoso? Per sport.
Porco? No. Non ho chiesto le risate registrate!
Succube degli altri? Il contrario.
Molesto? Come il mosquito di morrisoniana memoria.
Impertinente? Molesta, ho detto.
Modaiolo? Fino alla morte. Ma meglio di voi.
Puntiglioso? Pfff.
Invadente? Affari miei? Che concetto risibile.
Determinato? Monomaniacale.
Violento? Ci provo, ma ho troppa paura di prenderle. E le prenderei.
Capriccioso? Tanto.
Taccagno? I soldi in tasca mi pesano.
Vittimista? Odio ed aborro.
Narcisista? Voglio una maglietta con la mia faccia. E voglio che la mettiate voi.
Scriteriato? Pff, mediamente.
Logorroico? Il papa è cattolico?
Prevaricatore? Di più.
Vanitoso? Il papa è cattolico? Borghezio è una barzelletta? Rufus Wainwright è gay? Spero di aver reso l'idea.
Gentile? Almeno ci provo.
Geloso? No.
Egocentrico? *trasuda ego*
Puntuale? Anche in anticipo.
Moralista? Non pratico.
Paranoico? Ho ucciso Paranoia da un bel pezzo.
Altruista? In tutta onestà? No. Sono troppo pigra per.
Ordinato? Buahahahahahahahah.
Simpatico? Tantissimissimo...
Carismatico? Lo dicono i rappresentanti d'istituto, mica io! *risate registrate*
Cattivo? Ma cosa ti viene in mente?
Sedentario? Ero.
Pettegolo? My cup of tea.
Esibizionista? *balla*
Affidabile? No.
Vendicativo? Macchè. Troppo pigra per.
Generoso? I soldini di papino li presto volentieri...
Goloso? Ero. Credo, spero.
Sensibile? Come un carciofo (di marmo).
Cocciuto? Talvolta. Ma continuo ad essere troppo pigra per.
Intelligente? Eh, mi vedi? *risate registrate*
Affascinante? Sono carina... no? *copyright Lis*
Bigotto? Ma figuriamoci.
Sadico? Indubbiamente più Venus che Severin.
Masochista? Quello è Bill.
Bugiardo? Falsa, è diverso.
Permaloso? Molto raramente.
Irascibile? Oh...
Lunatico? Odio ed aborro.
Taciturno? E' il sogno di molti.
Chiacchierone? Logorroica, si era detto.
Fantasioso? Abbastanza.
Fedele? A che cosa, di grazia?
Invidioso? No.
Ansioso? Capita.
Stronzo? Vaffanculo.
giovedì, 16 marzo 2006
[Listening - Bad weekend, Art Brut]
Meno otto e mezzo.
Otto e mezzo per nulla felliniano e sono successe un mucchio di cose.
Un Mucchio, tanto per cominciare, anzi, due. Due Blow Up, due Pig, un Rockstar (c'era bisogno di risate al binario due e giustamente provvede Godano con la "frangia rockettara" liberamente interpretata da una Eve e un Pastrocchio particolarmente galvanizzate all'idea di trovarsi dinanzi a Lou Reed -che non ha mai preso lezioni di chitarra in quanto refrattario all'idea di mettersi a suonare Twinkle twinkle little star). Un mese e mezzo, in sostanza, un mese e tre quarti.
Lou Reed, dicevamo. Incazzature a valanga su e giù per Ravenna, fino al crash e alla definitiva sboccata. Stai diventando isterica, dice mio padre *risate registrate* ed ha evidentemente ragione, ma mi trovo molto più divertente così. Oddio, non so gli altri.
Un Lou Reed e tre magliette troppo larghe di cui andare orgogliosa, tre controlli e zero auto controllo.
Bile mai ingoiata o ingoiata e rigettata, che è peggio.
Praga e le fotografie in bianco e nero della Moldava (non pensavo di tornare da lì e sentire la mancanza del fiume), la lunga via di cui non ricordo il nome, con l'I-Pod nelle orecchie, un occhio ai prodotti autoctoni (mmh...) e uno a quello nostrano che palesemente non avrò mai (ma continua ad essere molto più divertente così, sono una macchietta), il quartiere sette e il suo stupendo museo ("quando ti convinci che l'arte al giorno d'oggi deve sbranare il quieto vivere, e fai della tua condizione di malato opera d'arte[...]" ), i filobus e i ragazzi e i commessi indiesnob del Musicland.
Tre volte al Musicland. Cinque dischi... tre Tom Waits, due Nick Cave, due Coltrane, due Sonic Youth, i Circo Fantasma che conoscevano Jeffrey Lee, batti le tue mani e dimmi yeah (mai avrei immaginato che ascoltasse i Talking Heads... checchè ne dica non è mica la sua generazione).
Pacco-Picasso, riminesi di talento (!!!), "perchè ti piace Lucian Freud? - Balthus? - Come sei arrivata a Balthus?" sempre Praga quest'ultima, eh.
Zero sabati al Velvet, prima serata all'Io (Andy caro, una volta ti ho visto su roctivvì con i capelli lunghi e un colbacco ed eri proprio una bella ragazza)... un paio di scarpe rosse e dei jeans che neanche Debbie e back in 1982.
Due (milioni di) sbronze mancate, cinque inutili bicchieri di vino bianco per brindare a non si sa bene cosa, un joint acceso e diciotto persi per sempre, un sacco di beghe evitate anche se -si sapeva-, non se ne è fatto nulla.
Velvet Goldmine litigando con Fabber ("ma davvero tre anni fa ho perso la testa per questo qui?"), ventimila minuti di male agli addominali, una cintura leopardata, quattro paia di scarpe, sette libri, un saggio sull'esistenzialismo... poi sette proposizioni per concludere che è meglio tacere.
Ho detto un mucchio di cose senza senso ed ho ripetuto ottocento volte la parola mucchio. Ma è più divertente così.
Bang bang rock and roll, sono quasi contenta.
Chu, Eve
domenica, 12 marzo 2006
[Listening - Cesare Basile, L'albero di Giuda]
(S)concertata.
28 Gennaio
Baustelle, ieri sera. Nottata splendida, niente male il concerto... peccato per Bianconi palesemente un pò sottotono, ad esser generosi. Una capra live, mi confermano.
04 Febbraio
Gli Editors sono una ristretta setta (perdonate la rima) di pazzi furiosi, capeggiati dal signor Orsetto -il cantante-, supremo dissociato mentale, che per l'occasione si era vestito da preservativo.
L'inizio di Lights è stato un pò fiacco (sicchè per trenta secondi ho temuto il peggio...), per quanto concerne la voce: fortunatamente si sono ripresi subito ed hanno ben eseguito "The back room" ed un paio di b-sides.
Buoni (un pò sul già sentito, ma tant'è) anche i ragazzi del gruppo d'apertura, i semisconosciuti Gliss, dei quali consiglio caldamente il download selvaggio dell'album, che, se non vado errando, dovrebbe chiamarsi "Kick on the heart".
11 Febbraio
Marlene Kuntz, S-Low. Indi per cui consueto post-pompino.
Confesso di esserci andata con un paio di riserve, alla faccia dello spirito della groupie -in senso metaforico, eh...
E invece, come al solito, i Marlene sono stati splendidi: interpretazioni nuove di pacca dei brani in scaletta (un pò breve, forse), pescati, guardate un pò, non solo dagli ultimi cd (come si aspettavano i detrattori dello S-Low tour) ma persino da Catartica, con una "Fuoco su di te" che ha sorpreso un pò tutti. Piacevolmente sorpreso.
Ottimo, ottimo Godano, nonostante il nuovo, discutibile look (qualcuno abbia il coraggio di dirgli la verità riguardo quella barba...) e il fatto che alternasse i suoi consueti amplessi con la chitarra (ehi, ancora in senso metaforico... anche se ho un'amica che giura di... lasciamo perdere i dettagli scabrosi, tragicomici, nonchè di dubbio interesse) con degli inquietanti momenti in cui pareva che il suo fragile corpo fosse prossimo a crollare e, conseguentemente, sfracellarsi definitivamente contro un amplificatore. "Godano dall'oltretomba" cit.
Palese l'influenza di Cave, specialmente in pezzi come "La lira di Narciso". Non ho ancora deciso se la cosa mi fa piacere o meno.
Frecciatina dovuta: i Marlene non sembrano aver perso le loro zanne live.
Semplicemente, di tanto in tanto, al posto di sbranare dilaniano lentamente.
04 Marzo
Oh, Lou. Lou, Lou, Lou, Lou, Lou, Lou, Lou, Lou, Lou, Lou, Lou, Lou.
Chu, Eve
sabato, 04 febbraio 2006
[Listening - Carry home, Gun Club]

Editors, "ET telefono Velvet", "[...]è un dissociato mentale ed è vestito da preservativo ed io lo amo per questo!".
Post-concerto con i Gun Club, mille sigarette e un bottino di guerra.
Chu, Eve
martedì, 24 gennaio 2006
[Listening - Love will tear us apart, Swans (Joy Division cover)]

Ero convinta che i desideri assolutamente utopici non potessero far male.
domenica, 22 gennaio 2006
[Listening - Still suspicion holds you tight, BRMC]

"Ma che belle queste calze! Cos'è, lamè?"
"Le ho viste e ho deciso che dovevo averle. Sono la cosa più glam che si sia mai vista dai tempi di Gary Glitter. Dai, guardami: Ziggy Stardust, cotechino dallo spazio!"
Ieri è stata una bella giornata, a conti fatti, a dispetto dello smarrimento delle ventidue.
Il pomeriggio passato a braccetto col Pastrocchio in giro per il centro, lasciandoci prendere dall'entusiamo per la serata a venire. Cercando di non smontare pittori mediocri ma tutto sommato simpatici.
Entusiasmo durante i preparativi a seguire, fino al momento in cui il Pastrocchio non decide di apportare danni irreparabili al mio sistema nervoso, dandomi buca mezz'ora prima di uscire.
Sicchè telefono alla Niki (bidonata anche lei dalla rediviva Arianna) e gnaulo un pò.
Come al solito è bellissima, con i suoi capelli à la Bardot, i suoi occhi bistrati e la sua casacchina scandalosamente corta. Sta sfornando i biscotti con la Nutella dei quali ci strafogheremo nella mezz'ora a seguire, alla faccia di chi pensa, con una punta di malcelata invidia, che il motto della Niki sia quod me nutrit, me destruit.
E poi i soliti riti. Trucco -litigandoci lo spazio davanti allo specchio-, fotografie -"una posa Goldmine, dai!" "una posa che?!".
Via verso il Paradiso, nel suo territorio, a chiacchierare con i suoi amici, a scappare dalle attenzioni del tamarro di periferia di turno, a urlarci all'orecchio cattiverie su più di una fanciulla malvestita.
Sicchè ci spostiamo in ben altro locus amenous, stavolta nel mio territorio. La Niki era un pò imbarazzata nell'entrare al Velvet, ma si è sciolta subito quando l'ho trascinata in pista a ballare Brown Sugar. Incontri per la serie chi-non-muore-si-rivede... "la Nicole al Velvet? Domani trenta gradi!", imbarazzanti dimostrazioni di insofferenza a tizi un pò troppo amichevoli -"ehi, cappuccetto rosso..." "F-U-O-R-I!"-, un paio di insulti per aver cercato di allontanare un altro dei suddetti tizi un pò troppo amichevoli dalla Niki. E' un peccato che non ci abbiano concesso una Sunday Morning assieme: sarebbe stato carino.
Chu, Eve